Persona 4.. una seconda vita

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Questo è un titolo di un videogioco. Direte voi.. perchè ne parlo in un blog del genere? Ora lo scopriremo.

Persona 4 è l’ultimo capitolo di una serie videoludica molto fortunata, ma come definizione la trovo limitante. Uscito inizialmente qualche anno fa per ps2, è rimontato recentemente in sella grazie ad un suo remake sfortunatamente apprezzabile solo su psvita, una console che non ha brillato in Italia fin dal giorno del suo debutto anche a causa della concorrenza subita dalla rivale nintendo 3ds. Questo capitolo è stato prevalentemente apprezzato e idolatrato all’estero addirittura ottenendo una serie animata che vi invito fortemente a scrutare in streaming. Premetto che l’unica lingua nel quale è giocabile è l’inglese, ma per i fortunati come me che conoscono questo idioma o per chi lo vuole imparare lo consiglio come fosse una ESPERIENZA DI VITA.

Non ho esagerato nel definirlo così, il suddetto capolavoro narra le vicende di un ragazzo che vive una vita da liceale qualunque, in un paesello nel quale si è da poco trasferito, una vita mondana comune e semplice, finchè, la piccola città non diventa scenario di delitti dalla natura inspiegabile che porteranno il nostro protagonista, assieme agli amici con cui legherà durante questo viaggio ad affrontare le peggiori mostruosità che risiedono principalmente nel lato oscuro del nostro cervello e che prenderanno le sembianze di mostri da sconfiggere a suon di randellate e colpi speciali. Ogni personaggio disporrà di alleati chiamati “persona” e questi in pratica rispecchieranno caratteristiche corrispondenti alla parte buona della mente dei protagonisti.

Avete letto bene, ma probabilmente vi ho confusi, chiarifico: tutto, in questo gioco è basato sulla psicologia di Jung. Questo uomo non è altro che uno dei discepoli di Freud! Proprio lui, l’uomo che nella psicologia ha estratto tanti saperi che tutt’oggi si applicano e si studiano negli istituti pedagogici e simili oltre che nelle università inerenti alla materia.

Jung ha analizzato come nel nostro essere si anelino principalmente: una persona, ovvero ciò che mostriamo agli altri e anche ciò che crediamo di essere e un’ombra la quale rappresenta la parte di noi che non mostriamo agli altri (paure, ossessioni, ecc.) e che secondo Jung se non viene affrontata accettandola come parte del proprio se, questa cresce e porta a disturbi psicologici di varia natura, fino addirittura a farci diventare l’impersonificazione della nostra ombra.p4a_ultimax__shadow_investigation_team__parallel__by_akiyamafc-d7i7buu

Niente di più vero, viaggiare insieme a Yu (il nostro alter ego) ci porterà ad affrontare il nemico peggiore dell’uomo, se stessi. Immaginate una persona identica a voi che vi appare di fronte e vi sbatte in faccia quello che siete, ma soprattutto quello che non volete ammettere di voi stessi, questo capiterà a quasi tutte le persone con le quali affronteremo questo viaggio alla scoperta del colpevole dei su citati delitti.

Passerete le vostre giornate a decidere come impiegare il vostro tempo, ad esempio: legherete con persone al fine di migliorare anche le vostre armi contro i vostri demoni e quelli altrui (letteralmente e non), andrete a pesca, studierete per migliorare i vostri risultati scolastici, lavorerete part-time e prenderete decisioni critiche e non trascurabili, ma l’importante è che tutto ciò dovrà essere ottimizzato per ogni fase della giornata e andrà ad influire su come affronterete le ombre e sul finale che otterrete (da notare come il nome del nostro eroe assomigli alla parola “you” e in inglese questo termine si traduce in “tu”, come a voler indicare che effettivamente ogni scelta che prendiamo nel gioco impersonando il protagonista influisca con il resto della storia, con il rapporto che avremo con i nostri amici e non solo).

Insomma in questa avventura vi è tutto, psicologia, gialli, un gioco di ruolo dalla fattura impeccabile, longevità e una colonna sonora che a distanza di anni ancora ascolto e associo alla meravigliosa storia nella quale mi sono completamente immerso, con tutto me stesso, fino a scoprire lati di me che non conoscevo e che ho imparato ad apprezzare (con annesse lacrime).

La cosa bella è che nel gioco il legame tra il normale e il fantascientifico è scandito da uno strumento che fa da ponte tra il mondo in cui tutto è come noi siamo abituati a viverlo e il mondo in cui appunto entra in gioco tutta la parte oscura che nascondiamo senza saperlo, tale oggetto da poco citato non è altro che una comunissima televisione, dove i personaggi (solo loro e pochi altri, ma non vi dico il perchè) si ritroveranno ad entrare per poi.. beh. quello che vi ho detto sopra più altro che non vi sto a spoilerare.. dunque giocateci o guardatevi qualche walkthrough su internet, se non la serie animata direttamente e armatevi di dizionario, santa pazienza, una svalutata psvita e uscitene rinnovati, come da post-seduta dal migliore degli psicologi.

Personalmente lo ritengo un gioco valutabile 9.5 su 10 solo perchè appunto non è stato tradotto in italiano.

Questo pezzo d’arte mi ha cambiato nel profondo rendendomi in parte la persona che ora è qui a scrivere per voi, posso ringraziare i produttori dal profondo del mio cuore.

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4 pensieri su “Persona 4.. una seconda vita

    1. Questo è molto personale ma per quel che mi riguarda, dal momento che mi ha catturato, una volta superata la fase iniziale ,non mi sono staccato facilmente dallo schermo fino alla conclusione. È una storia lunga ma ne vale la pena di investirci del tempo.

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  1. Bravissimo! Non ho giocato il titolo, ma so come alcuni giochi possano trasmettere più contenuti e far provare emozioni di che nemmeno i migliori film, libri o pezzi musicali riescono a fare. Veramente un gran bel post!

    Matt

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